Ruth Lee, nata il 24 ottobre 1994 nel Regno Unito, ha iniziato il suo percorso nel mondo dell'intrattenimento per adulti in modo del tutto inaspettato. Cresciuta in una cittadina della campagna inglese, racconta di aver sempre avuto una forte curiosità verso il proprio corpo e la sessualità, ma senza mai immaginare che sarebbe diventata una figura di spicco nel settore. Dopo aver completato gli studi superiori, lavorava come barista a Londra quando un incontro casuale con un fotografo freelance l'ha portata a posare per alcuni servizi artistici. Quel primo set ha acceso in lei una scintilla: il piacere di esprimersi attraverso l'immagine, la possibilità di trasformare la timidezza in una forma d'arte.
Nel 2015, a soli 21 anni, Ruth ha firmato il suo primo contratto con una casa di produzione indipendente. Ricorda il primo ciak come un momento di pura adrenalina: «Non sapevo cosa aspettarmi, ma appena la telecamera si è accesa ho sentito un senso di libertà che non avevo mai provato». I primi lavori erano principalmente scene soliste e coppie, ma ben presto la regista francese Anna Polux l'ha notata per la naturalezza e l'espressività del suo volto. Grazie a questa collaborazione, Ruth ha imparato a gestire la pressione del set, a costruire un rapporto di fiducia con i colleghi e a sviluppare una tecnica che oggi molti definiscono «magnetica».
Il 2018 ha segnato un punto di svolta. Dopo aver partecipato al famoso festival europeo di cinema per adulti di Cannes (EXXXOTICA), Ruth è stata contattata da registi spagnoli e tedeschi. Ha trascorso sei mesi tra Barcellona e Berlino, lavorando a produzioni che mescolavano elementi artistici e narrativi. L'esperienza più formativa, secondo lei, è stata la collaborazione con il collettivo belga "House of Frames", che utilizzava tecniche di illuminazione naturalistica e dialoghi improvvisati. In quel periodo, Ruth ha anche iniziato a scrivere un diario di bordo (oggi pubblicato su una piattaforma personale) in cui rifletteva sul significato del proprio lavoro, sulle emozioni in scena e sulla percezione pubblica.
Uno degli aspetti più delicati che Ruth Lee ha sempre gestito con discrezione è la conciliazione tra il suo ruolo pubblico e la vita privata. Ha dichiarato in diverse interviste di aver perso alcune amicizie dopo essere entrata nel settore, ma di averne guadagnate altre, più autentiche. «Spesso la gente pensa che una donna che fa questo lavoro non possa avere relazioni “normali”. Io invece ho un compagno da sette anni, anche lui lavora nell'industria ma in ambito tecnico, e la nostra relazione si basa sul rispetto reciproco e sulla trasparenza». Ruth non ha figli, ma ha spesso parlato del desiderio di diventare madre un giorno, a patto di poter garantire al bambino un ambiente sereno, lontano dai pregiudizi.
Dal 2021, Ruth ha ampliato i suoi orizzonti: ha debuttato come regista con un cortometraggio indipendente intitolato "Luce riflessa", presentato fuori concorso al festival di Sitges. Il film esplora il confine tra realtà e finzione attraverso il punto di vista di una performer. Questa esperienza l'ha avvicinata al mondo della produzione e le ha permesso di conoscere registi di cinema d'autore, molti dei quali oggi la cercano per progetti sperimentali. Nel 2023 ha ricevuto il premio "Miglior attrice non protagonista" agli Adult Movie Awards di Barcellona, un riconoscimento che lei stessa definisce «il frutto di anni di lavoro, sudore, e tanta passione». Continua a girare in media tre produzioni al mese, selezionando con cura i progetti in cui credere.
Oggi Ruth Lee, a quasi trent'anni, guarda al futuro con la stessa determinazione dei primi giorni. Ha aperto un piccolo canale YouTube (non legato al settore adulto) in cui parla di viaggi e alimentazione consapevole, e sogna di scrivere un'autobiografia che possa aiutare altre persone ad abbattere lo stigma verso chi lavora nell'intrattenimento erotico. «Non voglio che la mia storia sia vista come una giustificazione o un manifesto politico. È solo la mia storia, fatta di scelte, errori e gioie. Spero che chi la leggerà capisca che, al di là di ogni etichetta, c'è una persona normale che cerca di vivere la propria vita con onestà».